Già dal mar sorgea l’alba
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Cantata contraddistinta dal "N. 16".
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Già dal mar sorgea l’alba
Della madre dell’ombre il cieco velo
A disgombrar dall’etra,
Già languia d’ogni stella il raggio adorno
E preparava il Gange
Le fasce d’oro al pargoletto giorno,
Quando Arianna infelice
Scossa dal pigro ciglio
Insidiosa pace
Fra le vedove piume ella si vidde
Amorosa baccante al mar sen corse
E rimirando oh Dio
Del fuggitivo amante
Lungi per l’onde errar l’infido pino
Alle lagrime ingorde
Il freno sciolto in braccio a’ suoi tormenti
L’aria ferì con tai dogliosi accenti:
Se tu parti dimmi almeno
In che mai t’offese il cor,
Torna al guardo ed al mio seno,
Torna oh dolce traditor.
Questa dunque è la fede
D’un cor costante e forte,
Questo e’l premio che doni
A chi sprezzò per te Regni e tesori.
Vanne infedel sì vanne,
Vanne mostro spergiuro
Del mio rapito onor novello Aiace
Che de miei gravi torti
Spero un dì ne sarà vindice Astrea,
Ma invano i flutti a’ scogli
Spargo le mie querele
Mentre di quei più sordo
Si fà scherno del duolo
Che sol in petto mio robusto vive
E con ingrate vele
Gonfie de tradimenti
Sfida il leon sleal all’aure il corso
Che già degli occhi miei fugge, s’invola
E possa lacerarmi
Con ingiusto trofeo del suo rigore
Questo dolente e miserabil core.
Fiere belve, ombre voraci
Deh ingoiate la mia pena,
Già ch’Amor non è contento
D’un dolor che non lo svena
Poco e lieve è quel tormento
Che nel sen l’anima affrena.
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Musica manoscritta
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