Benetto Marcello
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Non perché fra catene
stia la mia libertà vinta e legata,
né perché fulminata
sia quest’anima mia da due bei lumi
avvien ch’io mi consumi
d’amara doglia in grembo e pianga sempre.
Bensì è dover che in lagrime mi stempre
Perché colei, ch’è del mio mal cagione
Non può veder quanto per essa io peno.
Misero io vengo meno
e mi riduco all’ultimo momento
di mia vita dolente
senza che Filli onde mi struggo ed ardo
Miri questo trofeo del suo bel guardo.
Non m’è grave morir per amore
Sol provo dolore
Perché Filli morir non mi vede.
Che sarebbe mia prospera sorte
Soffrire la morte
D’uno sguardo mi dasse in mercede.
Ah ingrata Filli intendo
Perché da me fuggisti e più non torni.
Con ingiusto rigore
Piagasti a morte il core
E allorché lo mirasti
Vicino al suo morir tu lo lasciasti.
Perché doppo commessa
Quella colpa primiera
Di ferir l’innocente
Alma non hai che basti
O averla tu non vuoi
Per vederlo a morir su gl’occhi tuoi.
Ma se torni io ti perdono
Anzi prendo in caro dono
Quella morte che mi dai
Torna dunque e con un guardo
Fa men crudo il crudo dardo
Per cui sempre io t’adorai.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore