Tempo già fu che il core
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Tempo già fu che il core
Godea di libertà dolce il sereno
Né del tranquillo seno
Rubava i bei riposi ira d’Amore
Quando a me che fastoso
Troppo men gìa di sì felice sorte
Giunse laccio sì fier dardo sì rio
Da una chioma da un ciglio
Che per andarne sciolto
Nulla può di raggion forza o consiglio.
Non mi valse aver d’usbergo
Cinto il fianco e armato il cor.
Che de colpi al primo assalto
Ogni pena ancor di smalto
Mancar sente il suo vigor.
Così ferito a morte
In dura schiavitù piansi e penai
A colei per cui sola
Portai piagato il cor legato il piede
Per non usar pietà sdegnò mia fede.
Al fin lo stesso amore
Cui del mio duol parea
L’ingrata esser indegna
Per vendicar il suo superbo orgoglio
Con duro mal pur il suo sen trafisse
E quanto del mio mal fu prima altera
Hor senza doglia al cor tanto più fiera
Già il tormento ch’io provo a lei dà pena
Ed è pur laccio suo la mia catena.
Così felice io son nel mio tormento
così nel suo dolor contenta è Irene.
Per lei la doglia mia si fa contenta
per me si fan piacer l’aspre sue pene.
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Musica manoscritta
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