V.L.
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Di già dato il tributo havea l’Amante
Di pianti, e di sospiri al suo bel Nume,
E in ogni dì solea celebrar in tal guisa
La beltà di colei ch’invan adoro.
Ah! ch’à un miser core
Non mai cessa il destin di mover guerra,
E congiura mortal mai sempre ordisce
A’ suoi danni la sorte
Non dà fine alle pene altro che morte.
Credea allo sventurato
All’aprir della notte
Stanco di sparger più pianti, e sospiri
Haver tregua al suo duolo, e a’ suoi
lamenti.
Ma pria di ritrovar lieve conforto
Si sfogò l’infelice in questi accenti.
Sventurata mia sorte
Nata sei per penare,
Madre sei di dolor,
Figlia di morte.
Oppresso dal dolore,
Sovrapreso dal sonno,
Chiude le luci addolorate, e meste,
Ed ecco in un momento
Gl’appar colei che tutta lieta gode,
E in seno del suo Amante,
Che bagiollo più volte in un istante.
Nella reggia d’Averno
Non s’udiron già mai stridi sì orrendi,
Né pianti sì dolenti
Come fece il meschin,
Che vide in sogno tradita la sua fede.
Ah! Che funesta notte hebbe in mercede:
Fu destato dal duolo, e forsennato
Gridò senza ritegno: io vuò morire,
D’ogni miseria pur sarò d’esempio.
S’adorator già vissi hor moro un empio.
Su furie d’abisso,
Con lingue di foco,
Pregate l’Inferno,
E datemi un loco.
S’ a me il regno d’Amor chiuse le porte.
Furie, vi prego, ohimé, datemi morte!
Voi, mostri infernali
Uscite nel mondo,
E dite a colei
Ch’io vivo nel fondo,
E prego, ed esclamo,
E sempre la chiamo,
Ma più non la bramo.
Se il tradimento a me fu dato in sorte
Furie, vi prego, datemi morte.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore