Cantata a Voce Sola composta all’anno 1696 || Mancini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Già degl’astri il monarca
Finito havea il luminoso giro
Quando il misero Adone
Non potendo soffrir più pene al core
Dié di piglio alla cetra
Ed intento a toccar le dolci fila
Con amorosi accenti
Fé che Clori sentisse i suoi lamenti:
Tu riposi in su le piume
Ed io peno a tutte l’hore;
Fo di pianti un largo fiume
Né pur basta al tuo rigore.
Ahi Clori, mio bel nume,
E vorrai, o crudele,
Ch’io meni i giorni miei di pena in pena
Se essendo tu pietosa
Toglier sola mi puoi la doglia ascosa.
Dunque per troppo amarti
Perché sicura sei dell’amor mio
Perciò col tuo sembiante
Procuri di trovar più fido amante.
Mira, o bella, chi t’adora
E poi siegui a non amar,
Ben vedrai che questo core
Invaghito del tuo amore
Ogni volto sa sprezzar.
Lascia, o cara, il riposo
E se credi il dolor che l’alma affligge
Già che con dolci sguardi
Ferir tu la sapesti
Con darle pronta aita
Sappi ancora sanar l’aspra ferita.
L’aria dolce del tuo viso
L’alma mia può risanar;
Solo un vezzo, solo un riso
Può dar bando al mio penar.
I tuoi lumi ond’io tutt’ardo
Dan conforto al mio dolor;
Solo un cenno, solo un guardo
Torna in vita questo cor.
Così dicea l’innamorato Adone
E già di mezza notte
Sofferto havria i gelidi rigori
Se la sua bella Clori,
Nel mentre che sentì l’ultimo addio,
Soggiunto non l’havesse.
Se tu m’ami mio ben t’adoro anch’io.
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Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore