Ove tra sponde d’oro
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ove tra sponde d’oro
L’indico Gange imprigionò l’arene
Stretta la bianca mano
Della vezzosa Clori
Seco fermolla consigliero amante
E mostrando nel volto aspro dolore
Disse sui labri suoi parlando il core:
Vedi la bella Aurora
Che del vecchio Titon lascia le piume,
Fuga le stelle e intanto al nuovo sole
Fanno cuna i ligustri e le viole.
Passan l’ombre così
Doppo la notte al fin rinasce il dì.
Ma dal tuo volto adorno
Se parte un dì mai più ritorna il giorno.
Deh lascia severa
Superba et altera
Cotanto rigore
Non è eterno il tuo bel nel mio dolore.
Fra l’humane vicende
Ne i giardin di fortuna
È rosa la bellezza
Ma sol di pianto oh Dio beve rugiade
E quando al sol s’appressa all’hora cade.
Sfioriscono gl’anni
I gigli del seno
Verranno ben meno
A te bellezza et a chi t’ama affanni.
Così con alta legge il mondo impera.
Deh lascia severa
Superba et altera
Con tanto rigore
Non è eterno il tuo bel nel mio dolore.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore