Che in amore il meglio è soffrire e tacere

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
7626
Titolo alternativo
Che in amore il meglio è soffrire e tacere

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
Parte prima, pp. 220-223

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Trascrizione del testo poetico

SACRE dive beate,
Che de l’eternità sovra le porte
Contra l’armi di morte
Di quadrella volanti il fianco armate;
Mio bel desire ardente
Non chiese in Elicona
Di vostr’aura gentile empir la mente,
Perch’io di lauro, ch’a virtù si dona,
Qui su ’l Tebro a gli eroi tessa corona.

A le stragi fra l’armi,
Che tonar fan talora Bellona e Marte,
Su le Pierie carte
Sdegnai sacrar de la mia tromba i carmi.
E forse anch’io (le chiome
Coronate d’alloro)
Lieto in Pindo inalzar potea mio nome
E su l’Oronte un sì fabro canoro
Erger moli di gloria al vostro coro.

Non mi trasse in Parnaso
Cura di celebrar le vie del sole,
Che per l’eterea mole
Preme su carro d’or l’Indo e l’Occaso.
Per gli eterni viaggi
Io di Cintia non curo
L’orme già rintracciar sparse di raggi:
O dir, qual’or torbido velo oscuro
Copre del volto suo l’argento puro.

Per celebrar l’assalto,
Ch’Amor pudico a sostener mi diede,
Volsi divoto il piede
De le pendici Ascree su ’l più bell’alto.
D’aurea fede immortale
Il nobil pregio, il vanto
Di mie penne sperai portar su l’ale
E sperai lieto, ch’al mio core intanto
Impetrasse pietà l’aura del canto.

Ma se sperar cantando
Tanto (vostra mercede) a me non lice
Dal mio petto infelice
Ite, Muse, lontane; itene in bando,
Di vostre aure canore
Il dono oggi rifiuto:
Sia pur meco il mio pianto, il mio dolore.
E chi sa forse? a chi costante e muto
Soffre in amore, Amor non niega aiuto.

Altri, cui lieto arride
Cortese il Ciel negli amorosi affanni,
Dive, sui vostri vanni
Fortunato se stesso al volo affide.
Fra tenaci catene
Io taciturno amante
Soffrirò nel mio sen tormenti e pene.
Se pietate mi niega un bel sembiante;
Non mi torrete almen d’esser costante.

E tu cetra, cui spesso
L’amato nome risonar fu dato,
Se men doglioso stato
Non impetrasti al cor, che giace oppresso;
Più non s’oda il tuo suono:
Ma vile inutil pondo
Giaci a terra negletta in abbandono
E te fatta d’intorno ammiri il mondo
Ai lavori Arannei campo fecondo.

Vergin, che di bellezza
Fea di Lidia le rive arder più chiare;
Ambitiose gare
D’un nume eterno sostener non prezza.
on artificio industre
Tessitrice ingegnosa
Brama già riportar trionfo illustre
De le tele Palladie. Ambitiosa
Voglia d’uman desire e che non osa?

Arse repente il seno
A la diva Cecropia ira crudele.
Ecco in pena le tele
Scorge lacere Aranne e ne vien meno:
Ma, stupor di natura!
Cangia il corpo sembianza:
Ogni suo dito un picciol pie’ figura:
Sospesa pende e di lei solo avanza
Co’ proprj stami tessitrice usanza.

Arco d’Aonia cetra
Sempre non scocca sua saette a voto.
Spesso bersaglio ignoto
Fere canoro stral d’aurea faretre.
Fragil tera d’Aranne
Di fabricar si vanti,
Chi si piglia a placar voglie tiranne.
Ne’ miei danni imparate anime amanti;
Sono brevi le gioie e lunghi i pianti.

Collocazione

Biblioteca
I-Rv — Roma, Biblioteca Vallicelliana (dalla scheda superiore)
Fondo
Borromini
Segnatura
S. Borr. Q.IV.223/43

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Testo per musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Benigni, Domenico autore del testo per musica