Cantata:39: del Baron Astorgas. Bella madre d’erbe e fiori
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Un altro esemplare della cantata conservato in I-Rc 2248 è schedato in Clori (n. 440) a cura di Giacomo Sciommeri. La fonte romana presenta l’aria "Nice mia bella quando partì" e il recitativo "Ah, non è ver che lontananza sani", che non compaiono nell’esemplare qui schedato.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Bella madre d’erbe e fiori
Deh, ritorna o primavera
E conduci a me il mio ben.
Fa ch’io vegga quell’arciera
Dal cui sguardo venne il dardo
Che piagommi il cor e l’sen.
O nume, o biondo nume tu che cinto
Di vago aureo splendore
Pe’ sentieri del cielo il dì conduci
Sferza più dell’usato i tuoi destrieri
Sì che men lunghi fian li giorni e l’ore
Così le vaghe luci
Men tardi io rivedrò di lei che adoro
Di lei ch’è il mio tesoro
E del mio core è la speme gradita
Senza di cui mi sembra
Un continuo morir l’istessa vita.
Io lo so che se’l destino
Il mio ben non fa che torni
Tutti i giorni infelice viverò.
Quand’io stava a lui vicino
Non conobbi mai tormento
Or lo sento che lontan da lui mi sto.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
inferiore