Mentre a Filen convenne Ludovico Vatio
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
L’inizio della cantata è caratterizzato da un letterone decorato; è presente sia una cartulazione (5-7) sia una paginazione (11-16); la datazione del manoscritto è suggerita da Wotquenne (cfr. Repertori bibliografici); la provenienza veneziana del manoscritto è desunta dalla presenza della filigrana con tre lune crescenti.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Mentre a Filen convenne
Partir contro sua voglia
Dall’adorato bene
Tutto mesto e dolente
Fra monti e boschi e per sentier romiti
Viaggiava sconsolato;
Onde per consolar sue pene amare
Con flebil canto ed amorosi accenti
In tal guisa spiegava i suoi lamenti:
«Insegnatemi la mia pace
Antri opachi, muti orrori,
S’ascondete i miei splendori
L’alma mia non può aver pace.
Insegnatemi, antri opachi,
Insegnatemi la mia pace.
Ma il povero Garzone ahi ben s’avvide,
Ch’in quella solitudine romita
Invano ricercava la sua vita,
Anzi per suo tormento,
Mentr’ a’ sassi chiedea
Mercé de’ suoi amori
Udia risponder l’Eco: mori, mori.
Onde vieppiù dolente
In mezzo a quegl’orrori
Lo sfogo proseguì de’ suoi dolori.
Dovrò dunque morir
Per la fè del mio penar
Ah che non deve languir
Chi è costante nell’amar.
Dovrò dunque morir
Per la fè del mio penar».
Più forse soggiungea
Fileno addolorato,
Ma gl’interruppe il canto
Dagl’occhi, che gl’usciva un rio di pianto.
Onde crescer vedendo
Da sue stille di doglia
Gli cristalli d’un fonte,
Che scaturia dal più vicino monte
Ben disse: «Veggo ahi lasso
Ch’invan chieggo pietà da un cor di sasso».
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore