Fregio della mia Clori Ludovico Vatio
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
L’inizio della cantata è caratterizzato da un letterone decorato; è presente sia una cartulazione (1-4) sia una paginazione (3-10); la datazione del manoscritto è suggerita da Wotquenne (cfr. Repertori bibliografici); la provenienza veneziana del manoscritto è desunta dalla presenza della filigrana con tre lune crescenti.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Fregio della mia Clori
Son due lumi vezzosi,
Che d’un eburnea fronte
Entro ‘l vago emisfero al Sol fan scorno.
Pompa del viso adorno,
Son due guance amorose,
Ove in braccio a’ la Rosa esulta il Giglio.
Del zoppo fabro il figlio
Per costei mi ferì lo strale adoro,
E a un gran penar poca mercede imploro.
Entro le porpore
D’un labbro morbido
Il Nume aligero
Celato sta.
D’un crin ch’è lucido
Fra gl’aurei circoli
Perse quest’anima
La libertà.
Son duo poma acerbette
Il tesoro del sen, dolce naufragio
Fra quei scogli di latte
Prova ogn’alma più forte, e qualor scende
Con diluvi dorati
Ad arricchir le belle poppe il crine
Non sai qual sia maggior pompa o tesoro
O l’avorio del sen o ‘l crin ch’è d’oro.
Quando scioglie un dolce riso
La crudel l’alma mi lega
A me s’apre il Paradiso
Ma ‘l goder quello mi niega.
Quando scioglie un dolce riso...
Qualor vibra un dolce sguardo
La crudel il cor saetta
E benché sì fiero è ‘l dardo
Dà piacer che mi diletta.
Qual or vibra un dolce sguardo...
Entro de boschi d’Ida
Non più bella al Pastor Venere apparve,
Né de la Greca infida
Maggior fu il vanto peno,
E ‘l penar è soave
Dolce la crudeltà
È ‘l incanto dell’alme una beltà.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore