Già che del giorno ardente Ag.o Dante in Sambuci 1657
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Già che del giorno ardente
Il meriggio t’invita all’ombra e al sonno
Qui riposiam pastori
Ch’all’apparir del giorno
Seguirem poi la caccia
Ceda alla quiete il strepitoso corno
E nell’amiche selve
Si dia tregua alle belve
Della sua ninfa intanto
Con armoniosi accenti
Palesi ognun le gioie o i tormenti.
[a 2]
Io di Clori vo cantar
La crudeltà
Io di Filli vo cantar
La crudeltà.
<i>Solo1</I>
La pietà della mia Dori
Vuò spiegar co’ miei accenti.
Il martire ch’ogn’hor sento
Lo spargo all’aure e lo paleso al vento.
<i>Solo2</i>
In tormenti del mio cuore
Solo amore può ridire
Tanta gioia prov’ogn’hora
Sol per Dori che mi adora
Che son fatto già felice
Possessor de’ suoi amori.
Io di Clori <i>ut supra</i>
Che sento olà che sento e in quai deliri
Prorompete alme stolte alme infedeli
Deh tacete il vostro ardore
Quest’è regno di Cintia e non d’Amore
Seguiam più noi di quel cignal la traccia
Alla caccia alla caccia.
Si lasci d’amore
Il falso desio
Si ponga in oblio
La pena del cuore
Si speri la palma
Da Cintia et accenti
Porgiam riverenti
Più neri dell’alma
Su dunque compagni
Non più si dimori
Alla caccia alla caccia pastori.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore