L’Oronte
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ove l’altero Olimpo
Erge mostruoso il Tergo
Di orridi spechi e dirupate balze,
Giacea l’incauto Oronte,
Solingo e delirante,
Disprezzato, deluso, acceso amante.
Ah! Barbarie inaudita egli dicea,
Di qual fallo son reo? Morir mi lice?
Un’ingrata mi sprezza e mi deride?
O voi di fosca notte orridi numi,
Sorgete e con gran scempio,
Nell’Erebo profondo
Precipitate il cielo, Oronte, il mondo.
L’aura del cieco averno
Col suo infernal vapore
Ingombri di terrore
La terra, il cielo, il mar.
Sorga l’orrendo Pluto
D’ira, di sdegno armato
E il mio tiranno fato
Impari a fulminar.
Ma qual ristoro io provo,
Qual contento pretendo
Nel tributar sospiri all’aura, ai venti,
Se vie più atroci rendonsi i tormenti.
Ah! Cassandra crudele!
Tu sola del mio cor sei l’aspra pena
E l’amabil catena,
Con cui nel petto l’alma mi annodasti,
Pria che sciolta, vedrai mancar di vita
Il vilipeso Oronte e doppo morte
Di amarti ancor fedel sarà sua sorte.
Se sprezzato io son da te,
Se schernita è la mia fé,
Più s’accende nel mio petto
Di adorarti il bel piacer.
Non pavento il fasto altero
Del tuo cor sempre severo,
Vivrò sempre a te fedele
Senza speme di goder.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore