Ne la bella stagion
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Cfr. Francesco Balducci, Rime, 1630, p.116. 1.1, 2.1, 3.1 sono variazioni strofiche.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ne la bella stagion ch’ai raggi tepidi
Le nevi a poco a poco si distruggono
E mormorando in rivi ai giorni lepidi
Con cristallino pié al mar sen fuggono
E come il verno i vaghi fiori ancidono
In vendetta a lor pianti i prati ridono.
2.a p.e
Armato d’arco d’oro il giorno aprivasi
L’uscio d’argento e feria l’ombre squallide
Del cui sangue la rosa colorivasi
De l’alba e gian le stelle esangui e pallide
E fea del pianto suo la bella Venere
Ruggiadose i bei fiori e l’herbe tenere.
3.a p:e
Già de l’oro del sole incoronavano
L’Aventino e’l Tarpeo le fronti nobili
E per lo ciel latino a volo andavano
Zeffiretti lascivi aurette mobili
E vezzeggiando i fior ch’un riso aprivano
Di sospiri Sabei la terra empivano.
4.a p.e
Quando di Silvia innamorato Clorindo
Di lei piangendo e del destin lagnavasi
Ed ella assisa in grembo a un prato Florido
A’ lamenti di lui qual aspe stavasi
Crudele ai pianti ed a’i sospiri frigida
parea tra’l vento e l’onde un’Alpe rigida.
Ult.a P.e
Deh mira egli dicea come si frangono
Quelle nevi che dianzi eran sì rigide
Mira come dal sol percosse piangono
Ed eran qual se’ tu gelate e frigide
Né’l mio foco il tuo gelo anco può frangere
Il prato ride e ed a me tocca a piangere.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore