Cantata 32.a Cantata a voce sola del Sig.r Alessandro Scarlatti
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Quanti affanni ad un core
Può far soffrire Amore io già soffersi
Ma già mai non apersi
Con sì gravi tormenti
Di lacrimoso umor gli occhi dolenti.
Udite qual martire
Crudo a farmi morire in me s’avanza
La pena che m’uccide in lontananza.
Stando lungi dal bene che brama
Chi ben ama
No, viver non può
E s’io vivo è rigor della sorte
Che in braccio alla morte
Vivendo men vo’.
Intorno a queste sponde
Spesso ratto in amore il piede io movo
Cercando Clori e Clori mia non trovo
La chiamo e non risponde
Ma son pur folle e come
Da me chiamarsi a nome
Può sentir l’idol mio
Se non è Clori mia dove son io
Deh per pietade Amore
Vola al mio bene e dì
Che Tirsi a Clori sua parla così:
Se a me non vieni
Se a te non torno
E qual conforto
il core avrà.
Convien ch’io peni
E per te un giorno
Che Tirsi è morto
Si sentirà.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore