Del Sig.r Giuseppe de Rossi:
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Nota mutila suo compositore alla fine della cantata: "G.D.?", sicuramente "G.D.R." = Giuseppe de Rossi.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Fra le pene di Cocito
Non dan furie duol maggiore,
Quanto un volto traditore
A un amante sia tradito.
Spergiura di sua fè
Mendace e ingratissima Filli
Scordevole del ben, che mi giurò
Amante novello
Si toglie a me et ad altrui si dà
Senza fè, senza amor, senza pietà.
Se v’è legge, che condanni
Il rubbar nel cieco impero,
Amor giudice severo
Dia la pena a tanti inganni.
E sia punito giustamente il torto
Per esempio altrui e mio conforto.
Se v’é legge, che dissenta
Al mentir la fè giurata,
Con giustitia Amor svelata
Punirà, chi mi tormenta.
E sia la pena e ‘l giusto suo furore
A me conforto e ad altri di terrore.
Ma folle in van ricorro per giustitia
Ad un nume errante
E cieco nell’impero
D’Amor non si conosce
Error di giuramenti,
Di rapine delitto,
Che de suoi voli il libero costume
E de lumi la finta cecità
Geroglifici son di libertà.
Potrai lieto, mio core, vagare
Senza lacci nel regno d’Amore,
Che, se Filli cangiato ha tenore,
Posto hai fine al tuo lungo penare.
Capricciosa se volse tradire
Quella fede, che tanto giurò,
Assoluto da i lacci potrò
Nuovo amore più lieto seguire.
E se ben dir si suole:
Laccio di vero amor sdegno non scioglie,
Dirò con più ragion per mio dolore:
L’infedeltà consuma un lungo amore
E con prova inaudita
Sua ferità sanò la mia ferita.
Collocazione
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Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore