Cantata settima Bernardo Gaffi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ditemi, che cos’è,
Quel, che mi fa penar.
Piango, ne so perché,
Moro, ne so che sia,
Che strugge l’alma mia,
Che mi fa lacrimar.
Pallido nel sembiante,
Languido nella voce,
Tutto fuor di me stesso,
Tutto involto nel pianto
Spiro ad ogni momento e se rimane
Qualche lampo di vita à questo core,
Vive sol quanto basta
Per far, che mai non mora il suo dolore.
Ditemi, che cos’è,
Quel, che mi fa penar.
Tal’hor penso, e ripenso,
Qual sia de miei martir l’empia cagione,
La cerco e non la trovo,
Mi lagno di me stesso, e in tanto:
Piango, ne so perché,
Moro, ne so che sia,
Che strugge l’alma mia,
Che mi fa lacrimar.
Misero, ben m’accorgo,
Che vacilla la mente,
Che delira il pensiero.
Come trovar poss’io
La cagion del mio pianto,
Se lungi andò da me Tirsi vezzosa.
Mà tù, bella crudele,
Già che partir volevi
E teco portar lungi
La mia pace, il mio cor, lo spirto mio,
Perché non dirmi addio,
Perché non portar teco
Anco gl’affanni miei?
Dunque, amato mio bene,
Altro non mi lasciasti
Per ricordo fatal, che le mie pene.
Da chi t’amava tanto,
Senza discorsi in pianto
Fu troppa crudeltà dividersi così.
Dovevi almeno, almeno
Dar pace à questo seno
E dirgli: "Spera di rivedermi un dì."
E se di far ritorno à me non curi,
Pur dovevi, Idol mio,
Almeno per pietà darmi un addio.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica a stampa
Scheda inferiore