Cantata sesta Bernardo Gaffi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
La cantata è per Soprano e basso continuo, ma contiene un’aria con parte di violoncello a una con parte di violino che, secondo la premessa di Gaffi, possono essere suonate anche dal cembalo.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Lungi dal ben, ch’adoro,
Miserabile amante,
Per chi più non m’ascolta, in van sospiro,
E d’un vago sembiante,
Per cui languisco in mille lacci astretto,
Lungi è il bel foco
E pur le fiamme hò in petto.
D’un bel crin trà i biondi stami
Il mio cor avvinto sta.
Mi dan pena quei legami,
Mà se son legami d’oro
Piango i nodi e i lacci adoro,
Ne più bramo libertà.
Lontananza crudele,
Tiranna del mio cor, d’Amor nemica
D’un amateur fedele,
Così tormenti
Il più costante, il più sincero affetto,
Ne sai, ch’in questo petto
Ad onta ancor del fiero tuo rigore
Una dolce speranza
Con aura lusinghiera
Ravviva ogn’or le prime fiamme al core.
La speranza è un vago incanto,
Che dà lacci e libertà.
È dolore e par contento,
Sembra gioia ed è tormento,
È un amabile saetta,
Che ferisce e pur diletta,
Non è riso e non è pianto,
Mà penando goder fa.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica a stampa
Scheda inferiore