Del S.r Ales:o Scarlatti

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
1795
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 45-54v
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

La cantata è stata copiata per Pamphilj nel 1690. A c. 51 timbro Colonna

Descrizione analitica

1.1: Largo (aria, re minore, c)
Chi vedesse la ferita
2.1: (aria, re minore, 3/4)
Ogni cura è per me vana
2.2: Largo (aria, la minore, 3/2)
Che credete che spaventi un Amante
3.1: Largo (aria, re minore, c)
Chi vedesse la ferita
4.1: Largo (aria, re minore, 3/4)
In dar morti tanto altroci
4.2: Largo (aria, la minore, 3/2)
Ma non sepper che la pena
5.1: (Largo) (aria, re minore, c)
Chi vedesse la ferita

Trascrizione del testo poetico

Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.

Ogni cura è per me vana
D’Arte maga o medich’erba,
Ch’ove Amor fa piaga acerba,
Sol di morte il ferro sana.

Che credete, che spaventi
Un Amante addolorato?
Forse l’arco della morte
Miglior sorte
Non può darli amico fato,
Ch’ove han vita aspri tormenti,
Sol da morte sperar si deve aita.

Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.

In dar morti tanto atroci
Consumossi in altra etade
L’ingegnosa crudeltade
De tiranni più feroci.

Ma non sepper, che la pena,
La qual tutte l’altre avanza
A dar vita à un infelice,
Cui non lice
Concepir già mai speranza,
Che per lui si cangi scena,
Se la tragedia sua non è finita.

Chi vedesse la ferita,
Che trafigge l’alma mia,
Stimerebbe tirannia
D’allungarmi un dì la vita.

Collocazione

Biblioteca
D-MÜs — Münster, Santini-Bibliothek (in D-MUp) (dalla scheda superiore)
Segnatura
Sant.Hs.855/5

Immagini

Repertori bibliografici

Hanley 1963: p. 147, n. 113

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

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