Ove fra sponde d’oro /del Sig. Antimo Liberati
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
In I-Nc 33.4.4, cc.128-130: la stessa cantata è attribuita ad Atto Melani
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ove tra sponde d’oro
L’indico Gange impriggionò l’arena
Stretta la bianca mano
Della Vezzosa Clori
Seco fermolla consigliere amante.
E mostrando nel volto aspro dolore
Disse sui labbri suoi parlando il Core:
Vedi la bella Aurora
Che del vecchio Titon lascia le piume
Fuga le stelle e intanto al nuovo sole
Fanno cuna i ligustri e le viole.
Passan l’ombre così
Dopo la notte alfin rinasce il dì.
Ma dal tuo viso adorno
Se parte un dì mai più ritorna il giorno.
Deh lascia severa,
Superba et altera
Cotanto rigore
Non è eterno il tuo bel né il mio dolore.
Fra l’humane vicende
Nel giardin di fortuna
E’ rosa la bellezza
Ma sol di pianto oh Dio beve ruggiade,
E quando al sol s’appressa all’hora cade.
Sfioriscono gli anni
I gigli del seno
Verranno ben meno
A te bellezza et a chi t’ama affanni.
Così con alta legge il tempo impera
Deh lascia severa.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore