Tirsi chiamare a nome - I-MC, 5-B-19 a-l/3
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Tirsi chiamare a nome
Ecco da me imparate, oh spechi, oh sassi;
Tirsi che altrove i passi
Volge da me lontano e forse infido
Arde ai rai d’altro volto in altro lido.
Con sparte, inculte chiome
Tinta d’atro pallor, molle di pianto
Chiamo l’empio che fugge e non m’ascolta.
Quinci e quindi rivolta
La pupilla si ferma, e non lo mira;
E l’alma che sospira
Dal duol già vinta, e affatigata, e stanca,
Tirsi - oh Dio! - chiede, e langue e manca.
Se in amor che sia vicino
Fedeltà si cerca invano,
In amor che sia lontano
Ritrovarla è vanità.
E pur vuole il mio destino
Lusingando il mio timore,
Che in lontan crudele amore,
Pietà cerchi e fedeltà.
Sì, sì, benché l’aspetto
D’empia morte, e crudel mi s’appresenti,
Pur gl’estremi tormenti
Aleggiar mi conviene in lontananza,
L’egro sguardo volgendo alla speranza;
Questa par che m’additi
Tirsi che a me ritorna e che mi dice
Fui misero, infelice
Cara, da te lontano; oscuro, e cieco
Fu sempre il dì per me; ma sempre meco
Venne di pura fe’ la gloria e’l vanto;
Torna dunque alle gioie e asciuga il pianto.
So ben che la speranza
In fronte a chi s’adora
Bella la frode ancora
Fa spesso divenir.
Ma so pur che la speme
Lusinga la costanza
D’un cor che sempre teme
Vicino il suo morir.
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