Il Ciarlatano | Del S. Carissimo

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
13745
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
3v,1str.
Organico analitico
3 soprani e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1650 – 1690
Redazione
S.l. : copia, 1650-1690
Descrizione fisica
c. 49r-72v (olim 45-68)
Presentazione
Partitura

Filigrana

Relazioni

Fa parte di

Note

A c. 49 in alto si legge:" Del S. Carissimo". Iniziale ingrandita. A cc. 56v, 64r, 72v testi di strofe successive

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, Fa maggiore, c)
soprano, Poiché lo sdegno intese
1.2: (recitativo, Sol maggiore, c)
soprano, Signori o la Sigri
1.3: (recitativo-arioso, Fa maggiore, 3/2)
3 soprani, [A]manti che fate
1.4: (recitativo-arioso, Fa maggiore, 3/2)
3 soprani, Amanti ch'avete
1.5: (recitativo, Fa maggiore, c)
soprano, [S]costatevi dal cerchio
1.6: (recitativo, Fa maggiore, 3/2)
soprano, [O] quanti sono amanti
1.7: (Fa maggiore, 3/2)
2 soprani, Amor è un mal di cor
1.8: (recitativo, Sol maggiore, c)
soprano, [S]ignori chi si fa vero devoto
1.9: (recitativo, Fa maggiore, 3/2)
3 soprani, [D]onna crudel non ne vedrai più
1.10: (recitativo, Fa maggiore, 3/2)
3 soprani, L'empio poi

Trascrizione del testo poetico

Poiché lo sdegno intese
Ch’amor nume d’inganni
Varie sembianze ha prese
Per far più fieri danni
Anch’egli accorto, e destro
Di garreggiar non stanco
Di gran folli è maestro
S’è fatto saltin’banco
Et eccolo, che cinto
Da gran cerchio d’amanti
Con favellar distinto
Palesa i proprij vanti.

Signori o là Sigri
Io son lo sdegno,
Io son quel che risano ogni cottura
D’amorosi ardori,
E fo prove maggior del Capuano,
Evvi alcun che ferito
Sia da due luci in crudeltà costanti
Hor hor facciasi avanti,
E ve lo renderò tosto guarito,
Sigri, il mio rimedio
Opra senza dar tedio,
Ch’in breve ai petti altrui l’alme rinnova
Ma col mutar dell’aria assai più giova,
Se per misera sorte
Si ritrovasse alcun ferito a morte vicino [sic]
Sol per haver gustate
Gioie da mille inganni avvelenate
Prenda il mio elettuario
Nominato lo suario,
E se non si risana in un istante
Tenetemi un furfante,
Il prezzo che mi viene,
Non son ne cento scudi ne cinquanta
Ne venti, ne quaranta udite bene
Lo sdegno non vuol altro ch’un testone,
Diciam compagni intanto una canzone

[A]manti che fate
Venite correte,
S’è ver che bramate
Sanar le ferite
Le piaghe ch’havete
Amanti correte
Lo sdegno vi da
Rimedio perfetto,
Che sana ogn’affetto
Ch’in seno vi sta
Ma se voi non volete
Ogn’opra è vana
Chi non dice daver non si risana.

Amanti ch’havete
Volate fuggite
Fuggite volate
Fin dove potete
Celarmi all’ingrate
Che troppo seguite
Amanti fuggite
Né spiacciavi già
Rimedio si raro
Se al gusto più amaro
Ne fiele mi sa
Che da dolci martiri
Del mal d’amore
Risanar non si può senza dolore

Scostatevi dal cerchio anime oscure
Petti vili insensati, et otiosi,
E accostatemi pure
Spiriti pellegrini, e generosi.
Non tardare ch’ho fretta
Di gir da un poverino,
Che per gelosa furia,
Freme, piange, s’adira, e prega e ingiuria,
E delirando ogn’hor fa l’indovino
Do gl’antidoti miei con la ricetta,
Che si riduce a poco
Chi vuol guarir non stia vicino al foco
Il primo che s’appressa a farmi honore,
Vedrà s’io son verace e liberale
L’altr’ier sanai col mio rimedio un tale,
Ch’havea l’alma abbrugiata e guasto il core.
Signori io mi protesto,
Tempo verrà ch’havermi non potrete,
E all’hor mi cercarete,
Provedetevi tutti presto presto
Che da si fiera arsura,
Non è festo n’età che sia sicura.

[O] quanti sono amanti e non lo credono
Si, si alla fé
Quando rimedio al mal ahi più non v’è
Poi se s’avvedono
Quando rimedio al mal ahi più non v’è
E all’hora languendo
Pregando piangendo
E all’hora piangendo
In van soccorso chiedono
O quanti sono amanti e non lo credono.

Amor è un mal di cor che non inte…
Sì sì così va
Per gioco accendasi
Poi che non abbruggia
Oh crudeltà
Tal’hora s’ammorza
Poi prende tal forza
Che il seno in van si fendesi [ill.]

[S]ignori chi si fa vero devoto
Della libertà pregolo in cortesia
Con gentil metro,
Tirisi un passo indietro
Avvertite signori
Non lasciarve ingannare
Da un tal detto martello
Figlio di quella strega gelosia,
Che si vanta tal’hora di sanare
Co’ suoi falsi rimedij, e questo, e quello,
Ma con più rei dolori
Si riduce a languir peggio che pria
Io vendo il vero, il buono,
L’esquisito rimedio, e questi sono
Li privileggi, e le patenti instesse,
Che per molte e da ogn’un vedute prove,
A me di già la maestà del Sole,
Madama Serenissima la luna,
E il tempo protomedico concesse
Legger le può chi risaper le vuole,
Che s’io qui le narrassi ad una ad una
Vi mancherebbe il dì
Ma dite pur se Giove
Sempre vi porga aita
Arianna tradita,
Chi fu altro che io che la guarì
Amanti hora mi cheto
Eccovi il mio secreto
Ve l’offro in dono, e chi non vuol pigliare
Non si puote sforzare,
Ma quando poi tra smanie e tra follie,
Spasmi angosce languori et agonie
Non troverà rimedio ai dolor suoi,
Di se stesso si dolga e non d’altrui.

[D]onna crudel non ne vedrai più no
Languire penare morire per te
Perché lo sdegno ci risanò
Credevi fu che d’amorosi guai
Non finissero mai
Hor piglia su
Viva, viva lo sdegno e sua virtù

L’empio fa [ill.]
Quel che più aggrada a fè
[ill.] fiera più infida [ill.] ogni dì
Che si [ill.]
Che si ch’ha i balli moveremo il piè
Un tempo fu
Che d’ogni hora fallire
Era nostro il martire
Hor non è più
Viva viva lo sdegno

L’empio poi [ill.]
Quel che più aggrada a fe
[ill.] fiera più infida
[ill.] ogni dì
Che si [ill.]
Che si ch’a i balli
Moveremo il piè
Un tempo fu
Che d’ogni suo fallire
Era nostro il martire
Hor non lo è più
Viva viva lo sdegno

Collocazione

Biblioteca
I-Rc — Roma, Biblioteca Casanatense (dalla scheda superiore)
Fondo
Baini
Segnatura
Ms. 2479/5

Immagini

Repertori bibliografici

Rose 1965: n. 131 p. 199

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

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