Cantata XVII. | Del Sig:r Antonio Phuniack
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Quando io veggo in sul mattino
O la rosa o il gelsomino
Duolmi che lor beltà duri sì poco.
Perché un tempo troppo breve
Toglie all’un sua bianca neve
Ed estingue nell’altra il suo bel foco.
Candido onor di flora
È il gelsomino, bella
Figlia dell’alba è quella
Rosa, quello sembra una stella
Cui diede il suo candor
La via di latte questa una nobil gemma
Dal crine dell’aurora al suol caduta:
Ambi son fiori ameni, ambo soavi,
Han vaghezza, han beltà,
Ma ogn’un di loro
Di tanti fregi alteramente adorno
Dura, ch’l crederia?
Dura un sol giorno,
Udite, o ninfe, a voi non faccia
Orgoglio né beltade,
Né brio, né gentilezza
Tutte pompe fugaci
E passagiere
Come appunto nei fiori,
Anche nei più gentili e più vivaci
la fragranza e il color sono fugaci.
La bellezza è come fiore,
Ch’è l’oggetto d’ogni core
E del pari in pochi istanti
Langue questo e manca quella.
Ma quel posto in fresco umore
Ha quel fior più lunga vita
Tal se avrà virtude unita
La beltà sarà più bella.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore