La morte
Identificazione
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Trascrizione del testo poetico
No, non v’è scampo, incisa
In diamante immortal legge prescrive
L’esser preda di Morte a ciò che vive.
Deggion per man di Cloto
Cadere al suol con le superbe torri
Le capanne più vili,
E ugualmente troncarsi
I papaveri eccelsi, e l’alghe umili.
D’un vigor sì feroce
All’urtar furibondo
Forza non ha per far contrasto il mondo.
Nembo sì denso oscura
Di Fortuna ogni lampo,
Miete falce sì dura
Di Speranza ogni campo;
Allegrezza, Dolor, Sventura, e Sorte
Tutti sparite ovunque appar la Morte.
Ella è il dardo avvelenato
Che trafigge ogni bellezza,
Ella è il dente dispietato
Che divora ogni grandezza,
Ma il turbo fatal, che il tutto involve,
E quant’è, quanto fu, cuopre di polve.
Gioventù, che sì lontano
Il tuo fin stolta ti credi
Di costei l’arco inumano
Hai sul ciglio, e pur nol vedi.
Deh miralo infelice, e teco insieme
Ogni sesso, ogni etade
Miri aprirsi le strade
Da ogni istante di vita all’ore estreme.
Un gelido sasso
D’ognun che vagante
Qui muove le piante
È termine al passo.
No, non v’è scampo, impressa
È l’ora del feretro in su le fasce
La vita è un punto, e per morir si nasce.
Non più dunque si pregi
Nostro viver sì frale
Che languisce qual fior, fugge qual vento,
Ma ogni industria, ogni cura
S’indrizzi a quel momento
Dal cui tenor dipende
O contento immortale, o eterno lutto.
Nulla è il morire, il ben morire è il tutto.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo per musica manoscritto
Scheda inferiore