Giovinetta malcontenta
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Giovinetta malcontenta
Ho marito e son donzella
Poiché è vecchio e sol mi stenta
Così vuol mia sorte bella.
Crudo fato empia fortuna
Son a mensa e son digiuna
Gionge al labro il cibo amato
Ma non entra non mi è grato.
Misera che farò?
Morirò se cangiar non posso stato.
Sembro Tantalo di doglie
Ch’è fra l’acque e mai non beve
S’el mio sposo in sen m’accoglie
Paio un fiore fra la neve
Sembro april in mezzo al verno
Anzi un ciel dentro l’inferno
In aquario sembro il sole
Che si lagna che si duole.
Misera che farò?
Morirò se cangiar non posso stato.
Io son Venere infelice
Da Saturno in sen accolta
Sembro rosa imperatrice
Dalle spine ahimè sepolta.
La mia stella poco amica
Mi condanna fra l’ortica
Che s’adorna di mie foglie
Sol mi fiuta e non mi coglie.
Misera che farò? Morirò
Fra miei pianti fra mie doglie.
Se lo stringo non fa gioco
Che rassembra nel mio seno
Salamandra in mezzo al foco
Io vorrei pur venir meno
Dal suo dardo in petto accolta
Ma la punta ha in giù rivolta
Scocca al fin ma non colpisce
Così invano il cor languisce
Misera, s’altro stral non mi ferisce.
Son giardin d’herbe ripieno
E son fior le mie bellezze
Ma il terren del mio bel seno
Non mi frutta mai dolcezze.
Ben m’adacqua il mio bifolco
Ma non m’ara e non fa solco
O mio sen chi t’ha sechernito
O mio ben chi t’ha tradito
Misera se da me pur non m’aito.
Son naviglio quasi absorto
Ch’il nochier che non ha forza
Non può farmi entrar in porto
E non sa tirar mai l’orza.
Mi piagò natura ardita
Né providde alla ferita
Il barbier tocca e non sana
Ch’ogni forza sta lenta e vana
Misera s’altra man non mi risana.
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Musica manoscritta
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