In lode dell’altezze reali di Savoia protettrici di tutte le virtù. Di Parnaso e d’Ippocrene
Identificazione
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Trascrizione del testo poetico
Di Parnaso e d’Ippocrene
Taccia Grecia il grido antico;
D’ogni Musa albergo amico
L’Alpe sola oggi diviene.
Quivi a prodigo ristoro
Di Camente abbandonate,
Più ch’ambrosie altrui segnate
Sgorgan sempre i fiumi d’oro.
E se pur colà non giunge
Qualche Clio dispera altrove,
Versa in lei l’alpino Giove
Gl’aurei nembi infin da lunge.
Hanno i re lunghe le mani
Per punir, chi più gl’offende;
Sol Vittorio i bracci stende
Per nudrir gl’Orfei lontani.
Di valore ogni tesauro
Sol trionfo in questo soglio;
È d’Europa il Campidoglio
La città sola del Tauro.
All’Alpi s’appoggi
Chi vuol che sua speme
Non crolli ma poggi
A glorie supreme.
Di scossa non teme
Chi saggio si fonda
In mole profonda
Che batte le stelle.
Voi Giasoni di virtute,
Cui nel mar d’alto sudore
Tutte l’ore
Vien cercato
Il trofeo del vello aurato,
Qua volgete la prora.
Vero Fasi del mondo oggi è la Dora.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo per musica a stampa
Scheda inferiore