Quanto sia infelice quell’ardimento, che tenta cose improportionate alle sue forze e meriti. Navicella che sì altera
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Trascrizione del testo poetico
Navicella che sì altera
(Perch’hai grave il sen di vento)
Concepisci un ardimento
D’assorbirti l’India intera.
Fin che puoi con lieto ciglio
Salutar la patria sponda,
Libra l’ancora su l’onda
E ripensa al tuo periglio.
Tu trascorri a cieca sorte
Un sentier, ch’è tutto Scille,
Che se ben ne scampi mille,
Una al fin t’aspetta a morte.
Quell’auretta, che ti scorge,
(Dilla pur Zefiro amato)
D’Aquilone è il primo fiato,
Ch’è benigno allor che scorge.
Ma vedrai, che tosto adulto
Svellerà l’onda e la terra,
Divenendo aperta guerra
Quel che fu tacito insulto.
Ne difesa al fiero orgoglio
Fian del Polo amiche stelle.
Vien dall’Orse e ha con quelle
Aquilon comune il soglio.
Ma perché mendico altronde
Che sia Fabro a tua sventura;
Apri tu la sepoltura
A te stessa in solcar l’onde.
Tu del mar fatta aratrice
Vi coltivi i rischi tuoi;
Onde al fine altro non puoi,
Che raccor messe infelice.
Navicella ascoso il lido
Patrio monte ancor ti resta,
Che con mutola protesta
Ti rammenta il mar infido.
Par ch’accinto a richiamarti
Si sollevi in fronte audace,
Et immoto esser gli spiace,
Per non correr a frenarti.
Senti quel muto avviso
Di stabil consigliero; odi da lunge
I tuoi fraterni pini,
Che su l’alta pendice
Giungendo in fin nel centro
Con l’annosa radice
Scherniscon gl’Aquiloni e torna saggia
Da gl’insani elementi
In que’ teatri a trionfar de’ venti.
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Bibliografia
Tipologia
Testo per musica a stampa
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