Lamento di Giuda. Rapitemi dal mondo
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Relazioni
Trascrizione del testo poetico
Rapitemi dal mondo
Toglietemi dal sole
Furie vendicatrici;
Che troppo reo, troppo nocente io sono;
Non merito perdono.
Così contro se stesso
Richiedea le vendette
Pentito Giuda e con pupille irate
Mirando ad ora ad ora
Lo scelerato argenteo,
Accrescea disperato il suo lamento.
No, che sperar non lice
Pietade a me, che venditor mendico
Diede a prezzo sì vile
Il tesoro del Cielo,
Sì che secca ho la fronte
Del sommo bene ed altro il Ciel non resta,
Se non accinto a fulminarmi un tuono.
Non merito perdono.
Ma perché chiamo in forse
La divina bontade?
Ch’inesausta e immensa
Tanto s’accresce più, quanto dispensa?
Ahi, che l’orrendo eccesso
Ond’in preda a quegl’empi
Diedi pur dianzi il Redentor maestro,
Trascende di pietade ogni confine;
Et alle mie rapine
Predator miserando
Spererò d’accoppiare
Anco il celeste dono?
Non merito perdono.
Ecco che già dirupasi
La gran mole del tempio a sepelirmi,
Il sol minacciami,
La luna sfidami,
Le stelle in atro crine
M’intimano ruine,
Ond’in ira ai viventi,
In odio agli elementi,
Ai numi ingiurioso, a me nemico,
Altro al fin di rimedio al mal non trovo,
Che vinto dalla colpa
Precipitarmi a morte in abbandono;
Non merito perdono.
Si dalla lingua al core
Rispinse il cupo duolo
E per renderlo eterno,
Folle, le fauci istesse
Onde esalar solea con nodo oppresse.
Se un’anima frale
Trabocca nel male,
Non speri mai più
Per propria virtù
Vedersi risorta
S’un lampo di lassù non la conforta.
Sì dunque pentita
Attenda l’aita
E chieda mercé
Con fervido zelo
E disperi di sé, ma non del Cielo.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo per musica a stampa
Scheda inferiore