La fortuna sfortunata del Mondo poesia del Sig. Alessandro Garzaria
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Il tit. si ricava dall’intitolazione a p. 114; il nome dell’A. si ricava dal front. dell’intera edizione
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
A riva o nocchieri
Si salvi chi può:
Preparasi il ponte
Sian l’ancore pronte,
Già l’mar si turbò
E i flutti più fieri
Dal sen scatenò.
A riva o nocchieri
Si salvi chi può.
Timido a queste voci
Silvio, che nella nave
Godea lieta dimora,
Su l’agirata prora
Uscì, volò, chiedè,
Amici, oh Dio, che c’è?
Qual periglio improviso il mar ci aduna?
Gli rispose un nocchier, questa è fortuna.
A simile risposta
Quasi medusa a favellare udisse,
Tacque, gelò, stupì; poi fra sé disse.
Infelice humanità!
Le tempeste più fatali,
I perigli più mortali
Per fortune a prender và
Infelice humanità!
Amai, fu corrisposto,
E allor, che vissi a mille guai sogetto,
Fui dall’uso costretto
A penar d’haver sorte:
Venni poscia alla Corte
Ivi, spinto frà primi
A i gradi più sublimi, in un momento
Dell’invidia commun’ divenni scopo,
Pur mi fu d’uopo confessar ben tosto,
Esser felicità d’essermi esposto;
Hoggi ancora che m’apre
Voraginosi abissi onda importuna,
Questo sarà fortuna?
O’ rigor d’averso fato!
O’ miseria de viventi!
Cangi stato, o muti eventi
Sia ‘l destin fausto, o malvagio
La fortuna dell’huom’ sempre è naufragio.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica a stampa
Scheda inferiore