N. 2 La Maddalena al Sepolcro Cantata spirituale Del Del Signor Gion Battista Pergolese 1743

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
8620
Forma musicale
cantata spirituale
Titolo alternativo
La Maddalena al sepolcro

Organico

Organico sintetico
1V,4str
Organico analitico
Soprano, 2 violini, viola e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1743
Redazione
Assisi : copia, 1743
Descrizione fisica
C. 1-15v; c. 10nn.
Presentazione
Partitura e parti

Filigrana

Non rilevata

Note

Sul frontespizio in alto a sinistra: "(n. 28//1°)"; in alto a destra: "J". Manoscritto mutilo: si interrompe a c. 15 sulla prima carta dell’ultima aria. a seguire, su cc. non numerate le parti staccate di: violoncello, violino primo, violino secondo, canto. Si tratta del travestimento spirituale della cantata Nel chiuso centro ("Orfeo"), dello stesso Pergolesi.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Presso lo speco ed il funesto marmo
2.1: Amoroso (aria, Mi♭ maggiore, c)
Gesù mio e dove sei
3.1: (recitativo, c)
Sì che pietà non v’è se a me non lice
4.1: Presto (aria, Fa maggiore, c)
O che riveggo l’amato bene

Trascrizione del testo poetico

Presso lo speco ed il funesto marmo
Che il fretto corpo aveva avvolto in pace
Del buon Signor trafitto
La peccatrice amante inquieta e smorta
Stava Maria piangendo. Al suo dolore
Sciolse il freno a rintracciar pietade
E qui fra speme e orrore
In dolci accenti all’erba e alle viole
Mille volte narrando i suoi tormenti
Sfogò la pena e il suo Signor chiamando
In questa parte giva e in quella errando:

Gesù mio e dove sei
Chi m’ascolta chi m’addita
Dove è il sol degl’occhi miei
Chi sa dir se tornò in vita
Chi al mio cuor lo renderà.
Dopo l’aspra ingiusta morte
Se fu tolta anche la salma
Che spietata anche la sorte
Di pietade è priva ogn’alma
La giustizia più non v’ha.

Sì che pietà non v’è se a me non lice
Trovar gl’avvanzi almen del mio Signore
Fra queste pietre ove l’altr’ier sepolto
Fosti Gesù. Quattro volte e sei
Ti vo’ cercando e in van ti chiamo e piango
Ma che dico? Che penso? A chi ragiona l’aspro mio cuor? Qui veggio sol quei lini
Che l’involsero, già le fascie e il sangue
E sol il corpo suo qui non ritrovo
Qual tigre ircana o qual orrendo mostro
Lo rapiì dalla tomba?
Ma pur io spero che vederlo in breve
A me daran la sorte Amore e Fede
In queste piagge intanto io fermo il piede
Finché il vegga tornar. Che mai sarà?
Chi può senza il suo Dio

Trarre i giorni odiosi e sospirando
Vivere per amare amar penando?

O che riveggo
L’amato bene
O che qui moro
Senza ristoro
E sciolta in lacrime
Per tante pene
Si io languirò.
Non ha terrore
Per me la morte
Senza il mio amore
Ogni aspra sorte
Ogni sventura
Soffrir si può.

Collocazione

Biblioteca
I-Af — Assisi, Biblioteca e Centro di documentazione francescana del Sacro Convento di S. Francesco
Segnatura
Ms 312/1

Immagini

Repertori bibliografici

Sartori 1962: p. 319

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda singola

Persone collegate