Cantata Quinta a Soprano Solo
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Legge pria di non amarti,
Legge poi di rimirarti
Curda Fille diesti al cor
Vuolmi dunque il tuo rigore
Vinto o ingrata allo splendore
E insensibile l’ardor?
O contrasto crudel! O dure leggio
Potrò ubbidirvi! No troppo conosco
Del mio tenero sen che mesto langue
La frale debbolezza
Do che deggio ubbidir, e só, ahime lasso!
Che tu Fille spietata
Tutta sdegno per me mia morte brami
O ch’almen ti diletti
Di vedermi soffrire
Senza sperar pietà pene mortali
Ah troppo cruda Fille!
Modera, ahime, il rigor de tuoi decreti,
Poiche martir non v’è, non v’è tormento
Uguale a quel d’un alma allor che attenta
Al merto di servirti
Non sa trovar più il modo d’ubbidirti
Vedervi e non amarvi
Dolcissime pupille
No’l so, ne’l saprò mai
Ne il cor saprà osservarvi
Senza che a mille a mille
Racolga le scintille
Da vostri ardenti rai.
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Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore