O che sempre mi scordi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Titolo dall’incipit testuale. Capolettera ornato per mano di Silvestro Nola, copista della bottega di Lanciani. Il testo – facente parte delle Poesie latine e toscane del Sig. Giovanni Lotti (scheda n. 7305) – è intonato in tre composizioni per Soprano e basso continuo: una è attribuita a Marco Marazzoli (I-Rvat Chigi Q.V.69, ff. 47-50), una a Giovanni Battista Vulpio (I-Rn Mus.162), l’ultima a Bonifacio Graziani (Musiche sagre e morali, op. 25 - Roma 1678). Ringrazio Margaret Murata per avermi segnalato queste fonti.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
O che sempre mi scordi
Del nulla ch’io sono?
Tanti avvisi concordi
Di moli cadenti
Di regni già spenti
Bastanti non sono
A risvegliar gl’orecchi miei sì sordi?
O che sempre mi scordi.
Ogni dì turba d’ancisi
Il mio fin mi rappresenta
E quest’alma ai risi avvezza
Non rammenta
Ma disprezza
E gl’inferni e i paradisi.
Lieto ciglio
Col periglio,
Destra sorte
Con la morte
Io non so come s’accordi
O che sempre mi scordi?
Ah so ben io perché
In mirar stragi cotante
Più festante
Se ne stia l’alma infelice
Perché?
Perché dice
Questo mal non tocca a me.
O misero mortale
Se vedi d’ogni intorno
Regnar caducità morte e feretro
Deh come ti prometti
In sì publico pianto
Privata eternità di riso e canto?
O quanto son le tue promesse insane?
Hoggi puoi dir che sei ma non dimane?
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore