Cantata a Voce Sola composta per l’Em.o Sig.r Cardinal Ottoboni 1696 Bononcini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Dal dì ch’il Ciel severo
Mi privò del mio bene
Traggo di pene in pene i giorni miei.
E m’affligge il pensiero
Ramentandomi ogn’or quanto perdei.
Come si sciolse, oh Dio,
Quel laccio in cui dovea
Esser avvinto il mio bel sole ed Io?
Ah, che di sorte sì rea
I più crudi rigori
Tu nascesti a soffrir, povero core.
Scherzandomi in seno
La bella speranza
Le dissi se un dì
Contenta sarò.
Con ciglio sereno
Con vaga sembianza
Rispose sì, sì,
Ma poi m’ingannò.
Vilipesa mia fede,
Tradita mia costanza,
Altro per voi non resta
Che del perduto ben la rimembranza.
E sì spietata è questa
Ch’inasprisce il mio duol, non mi conforta.
Ah, speme, infida speme, oh Dio, son morta.
O mi rendete il cor,
O m’uccidete ancor,
Barbari Cieli;
Che danno all’alma mia
Con troppa tirannia
Le perdite in amor,
Pene crudeli.
Collocazione
Immagini
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Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore