Benati
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Quelle brune pupillette
Che soggette
Tengon l’alme in servitù
Son due stelle
Nere sì ma tanto belle
Che sì care il ciel non ha
E ch’io adoro sempre più.
Quelle brune pupillette
Che soggette
Tengon l’alme in servitù.
Occhi fonti di luce
Dove beve il mio cor vital ristoro
Vi chiudete, io moro,
E se v’aprite oh Dio
Crudelmente ferite il petto mio.
Del più barbaro dolore
Che inventar sappi il rigore
Son per voi misera erede.
Al mio bene, all’idol mio
Fa vedersi il cor dolente
Per aver da lui mercede.
Ma l’ingrato non mi crede.
Del più barbaro rigore [recte: dolore]
Ch’inventar sappi il rigore
Son per voi misera erede.
A voi o luci oscure
Narro piangendo invan le mie sventure
E ben ch’indarno speri
Che due begl’occhi neri
Possano mai sanar la mia ferita
Pur viv oglio adorare
Se credessi lasciarvi anco la vita.
Benché certa di morire
Vo’ seguire
Occhi belli il vostro ardor.
È al dispetto del mio core
Farmi schiava dal dolore
Fra tormenti del rigor.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore