Cantata à Voce sola co V.V. del Sig.r Farina
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ardon le sfere e fugge
Dai latrati di Sirio ogn’aura a volo
E su l’arido suolo
Pallidetta e confusa
Quasi di verdeggiar l’herba ricusa.
Tutto avvampa e sol tu geli
Fra l’ardor timido core.
Se l’incendio avvien che celi
Sotto il ghiaccio del timore.
Svapori la fiamma
Che chiusa sen sta
Dimanda pietà
Che sia sorte felice
Dentro rogo sì bello esser fenice.
Ma se da suoi begl’occhi
Temi fulmini d’ira
Cèlati e almen consenti
Che col tuo mal la sua pietade io tenti.
Bella per cui s’honora
Nomarsi crine il Tago e occhio il sole
Piacciati per brev’hora
D’udir il suon di musiche parole
Che del mio cor non mio
Al mio cor senza cor nunzio son io.
Vivo in pene e tu nol sai
Che mi fai
Tra sospiri tra martiri
Tormentar la nott’el dì
Cara non mi lasciar morir così.
Son ferito e tu nol vedi
Mira e credi
Tanto duolo
Tolerar né può né sa
Bella non mi negar
Qualche pietà.
Questi son del mio core
I veridici sensi
Ma tu nulla vi pensi
E consoli col riso il suo dolore.
Ma il mio cor ch’è costante
Quanto sprezzato è più tanto è amante.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore