del Sign. Cesarini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Note
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Cintia soccorso aita,
Vacilla il piede
Che mi sostiene in vita.
Ahimè, ch’io mi credea con questo strale
Haver fatto cader a pieno esangue
Qual terribil cignale,
Spavento delle selve orror del prato,
Ed oh barbaro fato
Giace trafitto Eurillo e versa il sangue.
Io son quella che trafissi
Il mio cor, la vita mia.
Stelle, cieli, numi, abissi
Quest’è troppa tirannia.
Io non intendo come, o Dea dei boschi,
A me che ti sacrai tutta me stessa
Tal fallo, tal sventura hebbi permessa.
Ritorni Pluto e con orrendo scempio
Precipiti dal monte
In tempesta di pietre, altari e tempio,
E ti chiuda per sempre in Flegetonte.
Ma dove, ahimè, Dorisbe empia trascorsi
Lingua bestemmiatrice e che pretendi
La colpa della man, la mano emendi.
Ch’io viva senza te
Mio bene adorato
Possibil non è,
Non sarà possibil.
Ad onta del fato
Dorisbe morrà.
E tu, diva, perdona
Al labro mentitore
Che se fallì la lingua è puro il core;
Tu sai pur la possanza
In cui l’alme rapisce il Dio di Gnido
Se per seguir d’un pastorello l’orme
Lasciasti sino il ciel, o Dea triforme.
Ancor io la spoglia frale
Qua giù in terra lascierò,
Perché almen fatta immortale
Ad Eurillo m’unirò.
Sì disse e preso un telo
Trafiggersi volea per gire al cielo,
Ma quasi havesser posto al piè le penne
Accorsero le ninfe ed ella svenne.
Collocazione
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Tipologia
Musica manoscritta
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