Cantata Sig.r Caval.e Alessandro Scarlatti
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
La cantata era parte della collezione di Giuseppe Sigismondo, acquisita dalla biblioteca del Conservatorio nel 1827. Il copista della cantata potrebbe essere Giuseppe Comes.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Regie soglie, alte moli e pompe altere
Del guardo e de’ pensier lucido incanto:
Oh quanto amare, oh quanto!
L’alme incaute avvolgete in rei martiri;
Invan, invan sperate
Che più ’l mio piede intorno a voi s’aggiri;
Qui del bosco e del prato, al colle, al piano
Veggio d’erbe e di fiori il stuolo ornato;
Né miro più di questa salma a lato
Co l’invidia e la frode
Mascherata del ver l’inganno astuto
Ma dolce ognor vagheggio e l’alma or gode
D’acque, d’aure e di piante il bel tributo.
Giro il guardo tra faggi ed abeti
E veggio che lieti
Fansi oggetto di gioia e diletto,
Di candide brame e onesti pensier.
Al fragore che fà il mormorio
Del limpido rio
Odo il canto del mesto usignuolo
Che lusinga la pace del cor.
Viddi è vero tra voi Reggie fastose
Di vaghe gemme e d’oro
Splender per tutto il peregrin tesoro.
Ma, che pro! Se chiudete in seno ascose
In sembianza di gioie e di contenti,
Veri oggetti d’insane e rie chimere
Che spietate e severe
Strett’in giogo servil d’aspra catena
Premon gli avari in lusinghiera pena.
Ah! Ch’a ragion venni a trovar mia pace
Volgendo a queste selve il piè fugace.
Qui tra ninfe e pastor, tra augelli e belve,
In placido soggiorno
Vedrò del viver mio l’ultimo giorno.
Spunta qui la violetta,
Pallidetta,
Innocente messaggera
Di gioconda primavera
Che di fiori adorna il suol
Sorge poi la vaga rosa
Che pomposa,
Gli ostri spiega in sul mattino
E col bianco gelsomino
Reca invidia ai rai del sol.
Collocazione
Immagini
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Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore