Flagellava nel cielo

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
6084
Titolo dell'opera
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 137-143 [138-14?]
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

Sulla problematicità dell’attribuzione a Scarlatti cfr. Bibliografia. Manca la seconda strofa di 7.1 presente in altre fonti.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, mi minore, c)
Flagellava nel cielo
2.1: (aria, re minore, C-3)
Ruscelletto che fugace
3.1: (recitativo, c)
Ombra ch'ombra non sei
4.1: (aria, re minore, c)
Quell’imago ch’il cor mi ferì
5.1: (aria, Si♭ maggiore, 3-c)
Luci più belle chi vidde mai
6.1: (recitativo, c)
Lasso, ma che deliro
7.1: (aria, sol minore, c)
Acque gelide ch’in questo loco
8.1: (recitativo, c)
Qui svenne l’infelice

Trascrizione del testo poetico

Flagellava nel cielo
De la fera d’Alcide il tergo aurato
Con saette di rai lo dio di Delo
Cadean in braccio all’erba
Languidi e tramortiti
Ansi da Sirio e di pallor dipinti
Con deliquio odoroso i fiori estinti.
Quando agl’orli d’un fonte
Nei cui vaghi zaffiri
Di sua bellezza affigurò l’imago
Con gemiti e sospiri
Queste note dolenti
Da volubili argenti al marzo assiso
Nel piant’immerso articulò Narciso:

Ruscelletto che fugace
Corri al mar con piè d’argento
E con fremito loquace
Compatisci il mio lamento
Ferma l’instabil corse
Né ti turban ch’intanto
Con lacrimoso eio
T’amareggi la sponda il pianto mio.

Ombra, ch’ombra non sei
Ma sol degl’occhi miei
Dimmi perché t’ascondi
Tra l’acqua e non rispondi
Dhe sorgi ombra cortese
Ricorri a questo seno
Volgimi un guardo almeno
Ah sventurato
Con finte larve il mio dolor lusingo
Rivagheggio t’abbraccio e nulla stringo.

Quell’imago ch’il cor mi ferì
Ogni speme dall’alma disgombra
Per mio danno si cangiano qui
Le speranze in deliri e un sole in ombra.

Luci più belle chi vidde mai
Vincon le stelle sì dolci rai
Venga chi veder vuole
Sotto l’ombre d’aquario ardere il sole.

Lasso, ma che deliro
A chi narro i miei pianti
Oh d’acceso destino
Oh di barbaro Amore
Stravaganze inudite
Idolo et idolatra
Del mio volto muto
E di sensi privo nin questa sponda
Estatico rimango me stesso adoro
E per me stesso piango.

Acque gelide ch’in questo loco
Al mio pianto ogn’hor crescete
Del gorgo stiggio rampolli siete
Se da voi nasc’il mio foco
Maledice i vostri humpro
Un amante avvelenato
Se da voi corre assetato
Acque no ma beve ardori.

Qui svenne l’infelice
E troncanto gl’accenti al suo dolore
Per volere del fato
Su la sponda del rio cangiossi in fiore
Ma seguendo il costume delle memorie antiche
Ove deluso giacque
La sua forma vagheggia anche nell’acque.

Collocazione

Biblioteca
I-Nc — Napoli, Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "San Pietro a Majella" (dalla scheda superiore)
Segnatura
33.5.34/6

Immagini

Repertori bibliografici

Hanley 1963: n. 287 p. 242

Bibliografia

Hanley 1963: p. 108

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate