Uccidimi dolore e qui mi veggia
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Titolo dall’incipit testuale; per nome del copista v. "Bibliografia". La cantata è composta da un unico movimento in stile recitativo; il ritornello testuale riprende per alcune battute l’incipit musicale trasposto.
Si tratta delle strofe centrali di "Iole lusinghiera" (Incipit Da l'impero di Giove) contenuto nella sezione "Recitativi" delle Poesie del Sig. Andrea Salvadori (Roma, 1668)
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Uccidimi dolore e qui mi veggia
L’idolo mio spietato
Per soverchio martire
Innalza lui morire.
Alcide, Alcide ingrato
Come puoi far partita
Come lasciar colei
Che chiamavi tua vita?
Come lasciar tu Iole
Che chiamavi tua gioia anima e sole?
Uccidimi dolore e qui mi veggia
L’idolo mio spietato
Per soverchio martire
Innalza lui morire.
(Ohimè) Se pur tu m’ami o Dio
Perché poter lasciarmi
Perché per van desio
Segui battaglie et armi
E così fido cor porre in oblio.
Alcide, Alcide mio
Dunque stimi men caro
Questo soave laccio
Onde di strinse il sen cortese amica
Che l’adirato braccio
Di Barbara nemica
E stimi men graditi
Disperato che sei
Delli segni di Marte i baci miei.
Ahi ch’io creder non voglio
Ch’il gran Re degli Dei
Ad infiammarti mandi
Contro debile donna i suoi trofei.
Ohimè, o spettacolo altero
O degni delle stelle
Superbissimi vanti
Veder pugnar contro una donna imbelle
Il domator de’ mostri e de’ Giganti
Più tosto ohimè più tosto
Credo che di me satio e d’altri acceso
Tu voglia o disleal da me partire
Per far delle mie gioie altra gioire
Ma vanne pur crudele
Segui novelli amori
Lascia regina amante
Spezza cor sì fedele
Vanne ch’io giuro al cielo
Ch’hoggi non è bastante
L’infinito martir a darmi morte
Giuro per questo seno
Passar col ferro e contentarti a pieno.
Deh perché mai ti viddi
Perché per mia sventura
Venisti o fabro amante in questi lidi
Perché già mai ti diedi
Il mio pudico fiore
La real honestà la vita el core.
Vanne ch’io maledico
Il foco che m’accese
Il laccio che mi strinse
Maledico l’amor ch’io t’ho portato
La tua perfidia e’l mio perverso fato.
Deh perdono o mio ben
Se contro te m’adiro
(Lassa) vaneggio nel martiro
E non [h]o quel ch’io dica in tante pene
Asprissimo dolore
Asprissimo tormento
Già tutt’al cor ti sento
Già mi dividi il core
Vivi mio ben contento
O sappi che morendo anco t’adoro
Misera io manco io moro.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore