Cantata sopra la Passione di nostro Sig.re Gesù Cristo Spenta hai pur la sete a 4.o voci Del Sig.r D. Marco Santucci
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Note
Il manoscritto apparteneva alla collezione di Giuseppe Sigismondo, giunto in biblioteca alla sua morte; sul frontespizio ex libris "Orig.le Sigismondo P.ne"
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Spenta hai pur la sete
O fiera rea Sion del divin sangue
Il tuo Dio confitto langue,
Crolla il suolo, il sol s’annera
E si squarcia il velo al tempio
Per orror d’un tanto scempio.
Paga sei d’aver compito
L’aspro eccesso, orrendo atroce
Mira allegra in quella croce
Lo spettacolo gradito.
Il rimorso e come acquieti
E non odi i tuoi profeti
Del Divin spirito accesi
Pianser già le tue ruine,
Il tuo duro, acerbo fine
E i tuoi muri a terra stesi,
Già il gran Dio dà mano all’ira
Trema, o Sion, trema e sospira.
Già quei dì de’ tristi auguri
Che ti fur predetti or sono
Senza speme di perdono
Infelice o mai maturi.
Altro fia, che in sulla riva
Dell’Eufrate andar cattiva
Selva draste [?] e di cimieri
Sui tuoi colli sede l’ombra
E di stragi il suol t’ingombra.
Già le squadre ed i destrieri
Del terribile romano
Seccan l’onde del Giordano.
Dimmi e quale avrai soccorso,
Quale allor scampo e riparo
Dove i Duci che fermaro
A tuo prò del sole il corso?
Dove quei che il mare aperse
E l’egizio Re sommerse?
Ah, che attende aita invano
Chiunque ha Dio dall’altra parte
Le tue eccelse moli sparte
Caderanno intatte al piano,
E faranno inciampo ai passi
Su le tue vie dirupi e sassi
Gli atterriti sacerdoti,
Le donzelle scapigliate,
E le madri sconsolate
Cercheranno ove offrir voti.
Duro oggetto a rimirarsi
Tempio e Altar fian quasi ed arsi.
Quante allor tu verserai
Vane lagrime dolenti,
Donna già di tante genti
Desolata sederai
Sulla propria tua ruina
Quasi vedova regina
Su te stessa e su tuoi figli
Tu chiedesti d’ira ardente
Il divin sangue innocente.
O perversi e rei consigli,
Voglie inique ed empie
Ecco il volto, omai s’adempie
Ma qual mai cagion ti porse
Di tant’odio ei pur benigno.
Ti diè l’acque ed al macigno,
Dal Ciel manna ei pur ti scorse.
Con colonna in ogni loco,
Or di nube ed or di foco
Perché forse i Cananei
Re superbi e il fiero Egitto
Ei percosse, l’hai trafitto
Con tal strazi acerbi e rei.
Perché il gran scettro ti diede
Tal da te portò mercede
Ma dal Ciel più grave scende
Se più tarda è la vendette
Son ben io qual fin t’aspetta
Et involta in quali bende
Avrai misera la chioma
Serva vil, lacera e doma.
Già veder qui Tebro parmi
Gli archi svelti de tuoi danni
E fra mille e ancor mill’anni
Leggerassi in su quei marmi
A tuo scorno eterno alzati
Come Dio tratta gl’ingrati.
Quel da lui Ministro eletto
Fiaccar tuo folle orgoglio
Gir superbo al Campidoglio
Vedrai Roma con diletto
E nel circo e nel velabro
Passar l’Arca e il candelabro.
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