Cantata Per camera à voce sola
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ove girne poss’io
Per isfuggir l’acerba rimembranza
Del perduto Idol mio,
S’ovunque gl’occhi giro,
Sempre, ahi lasso, rimiro
Cinta di nuovi rai la sua sembianza.
Se m’ascondo tra selve
Io rammento a me stesso
Che a seguitar e ad atterrar le belve
Fui seco ecco il bel piè nel suolo impresso.
Se m’avvicino a un antro, fosso, a’un speco,
Ahi rimembranza ria,
Quivi Fillide mia meco cantava
E rispondeva un eco.
Alla sponda del Ruscello
Veggo, oh Dio, quel bel sembiante,
Ch’era specchio a suoi bei rai.
Veggo il colle e dico: In quello
Portò Fillide le piante,
La sua man ivi baggiai.
Il tempo, il tempo ancora
Rammenta a questo cor sua sorte ria,
Poiché in spuntar L’Aurora
Dico sempre a quest’ora:
Io la vedea! e all’or, che il mezzo ingombra
Del suo corso diurno il Dio di Delo,
Dico: Filli, or dal velo
Scopriva il seno e riposava all’ombra!
E mentre degl’ardori
Col sonno ristorava il grave in carco,
Io con serti di Fiori
Gl’inghirlandava e la Faretra e l’arco.
Più non vi miro, pupille care,
E risplendete lungi da me.
Ahi, che martiro il rimembrare,
Che più non siete lumi al mio core,
Ahi, lo splendore, chi sa, dov’è.
Collocazione
Immagini
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore