3 Cantata
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ritorna il vago aprile
Orrido nembo del sol
Più non ingombra i rai lucenti
Ove di nevi algenti
era coperta ‘l sol
Spuntan le rose con rovi armoniose
I canori augelletti
Applaudon’ lieti a la stagion nerella
Purché luce più bella
Né campi di giunone ormai risplenda
Render vago e più sereno il mondo
Sol io nel più profondo
Contro delle sventure ancor rimango
Sol io sospiro e piango
Per quel ingrato core
Ove con freddo eterno
Regna sempre a mio danno orrido verno.
Sei troppo dispietata
O bella Irene amata
Con che sì muor per te.
Se cor hai pur nel seno
Dovesti ingrata almeno
Gridar la mia gran fé.
Amor già non pretendo
Che faria vana impresa
Voler che santa [sic] ardore un cor di gelo
Pietà né menti chi[e]do
Che giusto è ben che un’alma
Nemica al Dio d’amor pietà non sente
Ma quel che più fomenta
Con insoffribil pena il dolor mio
E il veder che non credi
Che perdesse [h]a ferito il nume arciero
Questo, questo è il più fiero
De’ mie tormento e questo
Ingratissima Irene
Se non mi porgiarita [sic]
Sarà cagion ch’io perderò la vita.
Già che non senti amor
Già che pietà non hai
Man cruda almen farai
Se credi il mio martir.
Se mai rapido [sic] il cor
Se m’hai ferito il seno
Conosci ingrato almeno
Che tu mi fai languir.
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Musica manoscritta
Scheda inferiore