Là Canace Del Sig.r Carlo Cesarini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Manoscritto proveniente dalla biblioteca musicale del Cardinale Pietro Ottoboni.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Canace nata appena
Morir tù dei! Mirasti
Solo sei volte ed una l’anno
Or biondo, or canuto
È pur morir tù devi, ah ria fortuna,
Anzi implacabil sorte!
Sè il modo di morire
È peggior della morte,
Dalle guancie vezzose
Cadran le fresche Rose,
Mentre febre inclemente
Chiuso il varco alla Voce
Con infocati fior, con arti ascose,
Quanto apparisce meno, è più feroce.
Forse stancha la morte
D’esercitar col dardo i suoi rigori,
Si prende à gioco il saettar cò i fiori.
Belle labra, in cui si vede
La bellezza in sù l’aurora;
Chi con armi sì omicide
Vi divide e vi scolora?
Ah, che pur troppo è vero!
Nelle tue belle labra
Quei fiori contumaci
Non sono fior: mà son di morte i baci.
Apri dunque gl’accenti!
È giunta à i piedi dell’orribil mostro.
Digli, che tù sarai
Prodigio di natura.
Digli, che goderai
Di farti dè gl’amanti
Soave affanno e cura.
Digli, che trà le fasce
È troppo gran delitto
Uccidere nell’Alba un sol, che nasce.
Mà sò ben, perché la morte
Alla voce chiuse il varco
E coprì gl’occhi innocenti.
Non si vidde tanto forte
Di tener costante l’arco
Al bel guardo, a i dolci accenti.
Se cresceva al par degl’anni
In Canace la bellezza,
L’arco à morte havrebbe tolto.
Morte il vidde e à i nostri danni
Armò tutta la fierezza
Per timor di quel bel volto.
Così mori Canace,
Che contro morte Arciera
Gratia non vale ò giovanezza altera.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore