Cantata Canto Solo di F. Collinelli
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Il manoscritto proviene probabilmente dalla biblioteca musicale del Cardinale Pietro Ottoboni. Si tratta forse di un autografo; indizio è l’appellativo "Signor" mancante nella nomina del compositore. Nome del compositore nella "Tavola": "Del Sig.r Gullinelli".
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Fuggon mie luci il sonno,
Crudelissima Clori,
E quest’occhi non ponno
All’alma tributar che pianto amaro.
Egli è ben dolce e caro
Per temprar quegli ardori,
Che vibrò tua bellezza al mesto seno:
Deh, concedimi almeno,
Ch’io possa in tali accenti
Spiegar presso tue mura i miei tormenti:
Bella mia sempre crudele,
Quando mai ti placherò?
So, non basta d’esser fedele,
Crederai, s’io morirò.
Ah, che sempre è tua baldanza
Ostinata al mio dolor.
S’è perduta ogni speranza,
Cresce ogn’hor la pena al cor.
Deh, Clori mia pietosa,
Volgi sereno il guardo
Sol una volta e poi
Vibra crudele il dardo
Del tuo sen, ch’è inamorato il core.
Crederai con tua fierezza all’hor, che more.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore