Fetonte morto
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Il tit. si ricava dall’intitolazione a p. 49; il nome dell’A. si ricava dal front. dell’intera edizione; alcune sezioni della cantata sono contraddistinte dalle denominazioni Aria e Recitativo; iniziale xilogr. decorata
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Alle rive d’Abisso
Ov’è di stige il paludoso varco
Venne Fetonte all’hor che il sommo Giove
Dell’insano suo ardir
Aspra vendetta prese
Ivi d’amaro pianto
Irrigando le gote
Diè all’arena fatal queste sue note.
Crudo fato il tuo rigore
A che prò mi diè la vita
Se inoltrato nel furore
Mi negasti poi l’aita
Si sfogava il dolore
Immerso in un letargo
Il Giovinetto audace
Quando lo risvegliaro
Di scossi remi il resupino moto
Era questi Caronte
Che su la stigia barca
L’anime passaggiere
Guida d’Averno alla tartaree porte
Del canuto nocchiero al grave aspetto
Tal senso uscì dal Giovinetto petto
Dolce baratro io vengo a te
Se le sfere il mio Giove negò
Care furie satiatevi in me
Se il godere mia sorte rubò
Dolce baratro io vengo a te
Se le sfere il mio Giove negò
E tu di questa reggia ombra servile
Porta d’Abisso alle più cupe grotte
A gl’Elisi non già
Quest’alma disperata
Negò il canuto al biondo figlio il varco
Mentre quasi gli havea
Col temerario foco
Il legno ed il tributo arso e consunto
Ma lo convinse il giovane superbo
Col narrar suo destin crudele e accerbo
Doppio varco sì ceder mi dei
Se la morte in me doppia provai
Pria del fuoco distrugger mi fei
Poi nell’acque la tomba trovai.
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