Dal povero mio core - I-Mc, 5-B-19 a-l/12
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Dal povero mio cor, che vuoi, Speranza?
Tu di padre cortese iniqua figlia,
Speme nata d’Amore,
Mostri nell’altrui ciglia
Di lusinga vestito ancor l’inganno;
Tu, che sol per mio danno
Strane idee e diverse al pensier porti,
E insiem confondi e mesci,
In cor che sia fedel, doglie e conforti;
Tu che m’affanni e incresci,
E dopo lunga pena
Vuoi che spanda il desio sue nuove piume,
E che torni al suo nume
Tu che amica e serena,
Grazie spirando e ardore,
Fingi amorosa a me l’altrui sembianza;
Dal povero mio cor che vuoi Speranza?
Menzognera dici spera
Ma il mio cor più non ti crede,
Perché fede non trovò.
Già ti sgrida ingrata, infida,
Già ti chiama il cor ferito,
Che tradito il cor restò.
Pallido ancor tremante
Per la sofferta già fiera tempesta
Fuor dell’onda incostante
Su l’arena il nocchiero il piede arresta
Guata spumar crucciosi
I marini cavalli e intanto sparte
E vele e remi e sarte
Vede nuotar con tema e con spavento,
E il turbine rotare, e il nembo e il vento.
Sin dal profondo seno
Ode mugghiare il mare né più s’affida
All’acqua e all’aria infida,
Benché si mostri a lui chiara e serena;
Né, per calma che invita,
Torna le vele a sciorre: e tu che sai
Qual procella provai,
Tornando a lusingar la mia costanza,
Dal povero mio cor, che vuoi, Speranza?
[H]a scogli e rie procelle
L’infido mar d’Amor
Fermati in porto, o cor,
Non scior le vele.
Sogliono pur due stelle
Spingere a naufragar
No, non ti lusingar,
L’onda è infedele.
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