Scherza meco il destino - I-MC, 1-C-11 a-s (124-B-14 op.1)/17
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Nel catalogo Insom la segnatura di questo spoglio è 1-C-11 q.
L'attribuzione a Bononcini si ricava da una concordanza (cfr. scheda n. 7339). In RISM AII e in Insom 2003 è considerata anonima.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Scherza meco il destino
E vuole o Clori amata
Sulle spoglie innocenti
Che ti cingono il Seno
L’armi vantar dell’alma mia piagata;
Quegli aculei pungenti,
Che prefiggono al manto e moto e legge
Mi feriscon la mano,
Mentre ti dice Amore
Ch’è maggior la ferita impressa al core.
Non più non più punture
Dolce mio caro ben;
Ti bastino pur quelle
Che armate di sventure
Già fecero le stelle
Nel misero mio sen.
Doppo che incenerita
Vive l’anima mia
Holocausto immortal del tuo bel foco
Godi ancor che ferita
Resti la man dal caso
Acciò il mondo conosca
Né si stupisca poi della mia fede
Che senza le faville
Armi delle pupille
Anco a caso ferisce anche ti vede.
Ma fra tanto
Con quel sangue che sparge la mano
Scrivi o cruda la pena del cor.
Né fia strano se il sangue ed il pianto
Son gli inchiostri del nume d’amor.
Quando un nastro mi doni
Per raffrenar del sangue
La libertà vermiglia
Non è pietà ma tema
Che il faretrato Dio
Non ti faccia arrossir col sangue mio:
Anzi perché non venga
L’impeto acceso a scaturir dal laccio,
E la cagion palesi
Del mal che m’addolora
Tu vuoi che sia vermiglio il laccio ancora.
Tutto sangue e tutto foco
È il color dei lacci tuoi
Mia tiranna Deità;
Perché vuoi
Ne tuoi lacci ancor per gioco
Dimostrar la crudeltà.
2.a
Clori mia, mio ben, mia vita
M’impiagasti e non m’uccidi
Perché duri il mio penar:
E poi ridi
Di veder sù la ferita
Anco il sangue imprigionar.
No che non è pietade
Darmi un laccio alla mano
Quando è legato il core;
Ma d’accrescer tu godi
Punture alle ferite
E lacci ai nodi.
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Tipologia
Musica manoscritta
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