Sentite sentite come fu - I-PAc, Borb 431/17
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Sentite come fu
L’adorata beltade
Altrui diè la pietade
Et io sdegnai di servirla più.
Hora questa infedele
Con mendaci querele
Dice ch’io sono mancator di fé
Ma voi che dite che?
Se mai pietosa un dì
Tornasse ad amarmi
Non so se imprigionarmi
Dovessi il cor per chi già mi tradì
Se con mille sospiri
Se vivendo in martiri
Dimostrasse costante la sua fè
Voi che fareste che?
Par che il core me lo dica
Che suo servo a donna bella
Dimostrandosi rubella
Spargo al vento ogni fatica
Par ch’il core me lo dica.
Ma sapete che farò
Fin che fedel la veggio io l’amerò
E con pensier costante
S’ella sarà pietosa io sarò amante.
Ma se poi con modo scaltro
Per goder di mie querele
Vorrà far della crudele
Non ne voglio saper altro
Ch’io non voglio alcun cordoglio
E ricuso ogni martire
Amo solo per goder non per soffrire
Poi che perfida beltà
Ch’arma il sen di crudeltà
All’alma mia fu capital nemica.
Par ch’ il core me lo dica
Che suo servo a donna bella
Dimostrandosi rubella
Spargo al vento ogni fatica
Par ch’il core me lo dica.
Lo splendor d’un bel sembiante
Il mio cor non rende amante
Che in amor sol l’alma apprezza
Un poco più d’affetto e men bellezza.
Donna ricca di beltà
Sempre povera è di fè
Ove il bello accolto sta
Cortesia già mai non v’è.
Sono le donne belle infide tutte
Regna la fedeltà sol nelle brutte
E perciò l’astuto core
In amor scaltro amatore
Poco dietro alle belle s’affatica
Par ch’ il core me lo dica
Che suo servo a donna bella
Dimostrandosi rubella
Spargo al vento ogni fatica
Par ch’il core me lo dica.
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Musica manoscritta
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