Scheda n. 13161

Tipo record

Scheda inferiore

Tipo documento

Musica manoscritta

Data

Data incerta, 1650-1700

Titolo

Del Carissimi

Presentazione

Partitura

Legami a persone

compositore: Carissimi, Giacomo (1605-1674)

Fa parte di

Cantate e ariette (n. 13156/5)

Descrizione fisica

1 partitura (c. 20v-28v)

Filigrana

Note

Titolo dall'incipit testuale (manca la prima lettera).

Titolo uniforme

Organico

Soprano e continuo

Repertori bibliografici

Descrizione analitica

1: (recitativo, C)
Ardea in tanto foco
2: (Aria , la minore, [C])
Deh chi misera t’addita
3: (recitativo, C)
Taci, buggiarda lingua
4: (arioso, 6/4)
Se v’è chi si vanti
5: (recitativo arioso, C)
Cossì dicea l’amante

Trascrizione del testo poetico

Ardea in tanto foco,
Soffria tante catene,
Vivea fra tante lagrime un amante
Che prendendosi a gioco
Tutte tutte le pene
E tra fiamme e legami era costante
E per un bel sembiante
Lieto languiva e suo maggior contento,
Se per Filli il soffriva, era il tormento.
Ad alma sì delusa e pertinace
Che già mai non trovò soccorso alchuno
Per ritornarla a più tranquilla pace
E sottrarla al periglio in cui giacea
Huom di canuta età cossì dicea.

Deh chi misera t’addita
Un sentier fallace tanto,
Così tu di pianto in pianto
Vuoi condur mesto la vita?
Chi t’invita? chi t’invita?
Fors’amor, benigno arciero?
Non è vero, egl’è tiranno
E mostrar e narrar non puoi l’affanno
A chi dell’altrui duolo è sempre ingordo.
Se ’l mostri è cieco e se lo narri è sordo,
Beltà barbara adorando
Non s’aspetti altro che morte;
Questa sorte havrai tu cotanto amando.
Mett’in bando le speranze del gioire,
Del languire, Amor crudele,
Non rimira d’un petto il duol fedele,
Né del cordoglio altrui li giunge un’eco.

Taci, buggiarda lingua,
Gridò l’amante impatiente,
Ancora non sai qual deità perfida offendi,
Amor tu nol comprendi
E chi sarà ch’i suoi piacer distingua.

Se v’è chi si vanti
Schernendo Cupido
Chiamandolo infido,
Ministro de’ pianti,
Ahi che s’inganna e chi l’inganno vede
O nol ode o lo biasma o non gli crede.
Con poca ventura
D’un falso consiglio
Mi fingi il periglio
Ch’amor ne procura.
Io che ravviso il suo pensiero infido
O nol prendo o lo scopro o me ne rido.

Cossì dicea l’amante
Al consiglier canuto
Che l’udì nel parlar sì rissoluto,
Mosse piangendo al fin lungi le piante
E concluse di lagrime bagnato
Ch’ogni infermo d’amor è disperato.

Paese

Italia

Lingua

Italiano

Segnatura

I-Vc - Venezia - Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "B. Marcello"
fondo Correr
collocazione Busta 1.12/5

Scheda a cura di Ivano Bettin
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