Scheda n. 12967

Tipo record

Scheda inferiore

Tipo documento

Musica manoscritta

Data

Data incerta, 1703-1705

Titolo

Del Sig:re Abbatte Bani. Amor:

Presentazione

Partitura

Legami a persone

compositore: Bani, Cosimo (?-1712)
curatore: Fede, Innocenzo (1661?-1732?)
possessore: Stuart, Giacomo III (1688-1766)

Fa parte di

(n. 12966/1)

Redazione

Copia del Copista K (cfr. bibliografia)

Descrizione fisica

p. 1-14

Note

Per l'attribuzione della copia al Copista 11 cfr. bibliografia

Titolo uniforme

Organico

Soprano e continuo

Bibliografia

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, C)
Amor e quando mai
2.1: [Largo](aria, la maggiore, C)
Nume iniquo fanciullo tiranno
2.2: 2:da Largo(aria, la maggiore, C)
Crudo arciero Nemico di pace
3.1: Rec:(recitativo, C)
Ma folle ove trascore
4.1: Largo(aria, la maggiore, C)
Non è amor che mi dà pena
4.2: 2:da [Largo](aria, la maggiore, C)
Di Cupido non è il dardo
5.1: Recitativo(recitativo, C)
Del tuo vago sembiante
6.1: Aria(aria, la maggiore, 12/8)
Non farmi più penar
6.2: 2:da(aria, la maggiore, 12/8)
No esser più crudel

Trascrizione del testo poetico

Amor e quando mai
A tuoi capricci insani,
A tuoi colpi inhumani
Di rendermi bersaglio cesserai?
Mentre ferisci ogn'hor questo mio core
O con strali di speme o di rigore.

Nume iniquo, fanciullo tiranno,
Godi pur in vedermi languire.
Per far pago il tuo fiero desire
Sia ricetta al mio cor d'ogn'affanno.

Crudo arciero, nemico di pace
Prendi pur di quest'alma diletto,
E per farne più scempio al mio petto,
Cresca l'ardor possente tua face.

Ma folle ove trascore
Tormentata dal duol l'incauta lingua
E non m'aveggio ancora,
Misero, che m'adiro
con fantasma real? ah, che deliro!

Non è amor che mi da pena
E alimento al mio dolor,
Ma un bel volto e che incatena,
Tiranneggia questo cor.

Di Cupido non é il dardo
Che mi fè piaga mortal',
Ma di due pupille un guardo
E cagion d'ogni mio mal.

Del tuo vago sembiante,
Del tuo strano rigore, ingrata Filli,
E questo pregio e se prescritto ha il fato,
Ch'io ti te viva amante.
Non disprezzare, oh Dio,
La mia fede, il mio pianto, il dolor mio.

Non farmi più penar,
O cara, per pietà,
Ma cangia homai pensiero
E fia che mente vero
Io debba rimirar
Il ciel di tua beltà.

Non esser più crudel,
O bella, contro me
Ma fa ch'al fin respiri
In tanti suoi martiri
Quest'alma che fedel
Da te brama mercè.

Paese

Francia

Lingua

Italiano

Segnatura

F-Pn - Paris - Bibliothèque Nationale de France
collocazione H 659(I)/1

Scheda a cura di Matteo Giannelli
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