Cantata del Sigre Bononcini
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Vago prato ben ristori
Col tuo verde la mia speme
La speranza par conforto
Ma non è ch’una gran pena.
Ma non vedo mai che insieme
Crescan frutti da’ tuoi fiori.
Mai non trova ora serena
Il nocchier che non è in porto.
Amenissimo prato
Già fosti oggetto agl’occhi miei vezzoso
Ma poi che disdegnoso
Qui il mio bene ho provato
Sembran le tue verdure
Un teatro fatal di mie sciagure.
O prato crudele
Mirarti non vuò.
Di sì rio l’ardore
Ti renda inameno
Di Marte il furore
Ti laceri il seno
Se Filli infedele
In te riposò.
Ma che folle deliro
Se misteri amorosi in te rimiro
Non è tua colpa o prato
Se provo a’ miei desiri avverso il fato.
Qui la rosa apre il vermiglio
Perché il giglio
di sua pompa s’innamori.
Qui l’augel le danze scioglie
Perché accoglie
Grande amor nel picciol petto.
E ad esempio così degno
Qualche impegno
Piglian tosto gli altri fiori.
E fin l’aura passeggera
La riviera
Scorre e bacia ogni fioretto.
Dunque conosco alfin la mia follia,
Non è crudele il prato,
Non è il mio ben spietato,
Perché troppo alto amai, la colpa è mia.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore